ANFITEATRI Monumenti e spettacoli dell'antichità.
Il saggio esplora la complessa e spettacolare macchina politica, ingegneristica e antropologica che regolava l'intrattenimento collettivo nella Roma antica, dove la messinscena della morte diventava il palcoscenico supremo del potere imperiale.
Da un lato, l'oscuro tabù del sangue che vietava l'esecuzione materiale delle Vestali colpevoli di incestus, condannate all'atroce e silenzioso supplizio della sepoltura da vive.
Dall'altro, il fragore delle naumachie, le titaniche simulazioni di battaglie navali che rappresentavano il culmine della propaganda: eventi in cui Roma dimostrava di saper piegare non solo gli uomini, ma gli elementi stessi. Il testo analizza nel dettaglio l'evoluzione tecnologica di questi spettacoli attraverso tre straordinari eventi: i monumentali bacini artificiali di Cesare e Augusto, le sofisticate arene allagabili e le grandiose sfide in contesti naturali, come la colossale naumachia da 19.000 uomini organizzata da Claudio sul Lago Fucino.
Nella seconda parte, l’indagine si sposta sulla dimensione umana e sociale dell'arena. Gli anfiteatri emergono così come veri e propri "termometri politici" dell'Impero, capaci di catalizzare tensioni sociali e rissosi regionalismi come nella celebre rissa di Pompei del 59 d.C. fino al loro declino. Ripercorrendo la parabola di questi giganti di pietra dalla loro genesi in terra italica fino all’inesorabile declino, l'autore ci accompagna nel tramonto di un'epoca. È il momento in cui i ruggiti delle fiere e il fragore dei gladiatori si spengono definitivamente, lasciando spazio al silenzio della storia e trasformando i monumenti del sangue negli scheletri grandiosi di un mito immortale.
Il lavoro introduce due rilevanti contributi inediti: da un lato, confuta mediante fonti documentarie la storiografia sul gesto del 'pollice verso'; dall'altro, propone la collocazione dell'anfiteatro romano di Rieti.

